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mercoledì 8 ottobre 2014

Psycho Pass - Il seguito in gloria

Akane Tsunemori.
Benvenuti di nuovo, cari lettori, su queste pagine virtuali! Oggi vi voglio parlare di un anime che ho visto recentemente e che mi ha colpito molto, cioè Psycho Pass.

In un prossimo futuro, la società giapponese è perfettamente autosufficiente grazie al Sibyl System, un sistema che classifica istantaneamente lo stato mentale dei cittadini, la loro personalità e il coefficiente di criminalità, ovvero la probabilità che commettano dei reati.
Il Sibyl System è in grado di stabilire pressoché tutto, compreso il tipo di lavoro più adatto a ogni singolo cittadino. Ed è proprio grazie a esso che la protagonista Akane Tsunemori decide di diventare un ispettore del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Viene quindi dotata di un Dominator, una particolare pistola che può paralizzare o uccidere solo persone il cui coefficente di criminalità ha superato una certa soglia considerata pericolosa.
Tsunemori viene affiancata dall'ispettore Ginoza e da alcuni Esecutori, criminali latenti con un alto coefficiente di criminalità e diretti sottoposti degli ispettori, il cui compito è quello di aiutarli nelle indagini.
Oltre a Tsunemori, la serie si concentra molto sull'Esecutore Shinya Kogami, ex ispettore il cui coefficiente di criminalità è salito vertiginosamente durante una vecchia indagine, ed è quindi stato degradato ad Esecutore.
Ma quale verità si cela dietro al Sibyl? E decideranno tutti di obbedirvi ciecamente?

Shinya Kogami.

Oltre ad un'ottima grafica, questo anime vanta una splendida caratterizzazione dei personaggi e dei colpi di scena degni di un maestro. Le animazioni sono fluide e piacevoli, e la colonna sonora è bella e adatta alle varie situazioni che coinvolgono i protagonisti.
Ci sono alcune scene un po' splatter, ma comunque niente di eccessivo, neanche per persone particolarmente sensibili.
Anche i criminali, sia i principali che quelli secondari, sono caratterizzati minuziosamente a livello psicologico. L'unica pecca che ho riscontrato è un finale un po' sottotono, nonostante abbia gettato buone premesse per la seconda serie, che uscirà proprio questo mese e che non vedo l'ora di gustarmi.

Insomma, in conclusione un ottimo anime che mi sento caldamente di consigliarvi, soprattutto se siete appassionati del genere poliziesco.


L'Esecutore Kagari e il suo Dominator.

Ricapitolando:

Dettagli tecnici:
  • Numero episodi: 22
  • Disponibilità: Italiano e Sottotitoli Italiani
  • Genere: Thriller, Poliziesco, Psicologico, Fantascienza
  • Per un pubblico: Maturo
  • Rating: Rosso*

Valutazione personale:
  • Grafica: 8
  • Animazioni: 8.5
  • Colonna sonora: 7.5
  • Trama: 9
  • Caratterizzazione personaggi: 9
  • Colpi di scena: 8
  • Finale: 6.5
  • Voto finale: 8

-Xenya-

*Per chi non lo sapesse, il rating equivale ai "semafori" di film e telefilm: verde se sono adatti a un pubblico anche molto giovane, giallo per un pubblico giovane ma maturo, rosso per un pubblico adulto.

lunedì 7 luglio 2014

Sailor Moon Crystal Act 1 - Impressioni e guida anti-rompiscatole!



Signori e signore, ci siamo!
Sabato 5 luglio è finalmente uscito il reboot di Sailor Moon che molti, me compresa, stavano aspettando con impazienza! Lo streaming con sottotitili in varie lingue, fra cui ovviamente l'italiano, è reperibile sul sito Nico Nico... ma fate presto a guardarlo, perché rimarrà gratuito solo per 2 settimane, poi diventerà a pagamento! In ogni caso, potete vedere l'episodio a questo URL: http://ch.nicovideo.jp/sailormoon-Italian

Ovviamente non c'è bisogno che io vi racconti la trama, visto che tutti sanno di cosa parla Pretty Guardian Sailor Moon (Bishoujo Senshi Sailor Moon per i più pignoli), quindi passerò direttamente ai miei commenti e alle mie considerazioni personali.

Il primo episodio è la trasposizione animata del primo capitolo del manga: Act 1 - Sailor Moon. E grazie al cielo è davvero fedele al manga, sia come grafica che come contenuti (a parte l'aggiunta di un paio di particolari qua e là, ma comunque roba di poco conto). La opening è davvero molto bella, sia come melodia che come significato, ed è accompagnata da immagini che hanno poco da invidiare all'edizione cartacea. Anche la ending è molto piacevole, anche se la opening mi piace di più. La storia è, come ho già detto, quella uscita dalla penna della Takeuchi (ben diversa da quella robaccia da bambini che ci hanno propinato sulla Mediaset). E quindi, in definitiva, mi è piaciuto?

Complessivamente sì. Sono molto contenta di averlo visto, e di certo continuerò a seguire con passione le vicende delle Sailor Senshi, anche se ho letto il manga 3 volte. Però ci sono alcuni dettagli che mi hanno lasciata un po' perplessa, e riguardano tutti la stessa cosa: la trasformazione della bella guerriera che veste alla marinara. Andiamo nello specifico:
  • La trasformazione è in computer grafica. Per quanto realizzata bene, non ci incastra assolutamente nulla con il design dell'opera, e rende il tutto un po' forzato. Voglio dire, gli anime sono disegnati in due dimensioni, perché ficcarci una tridimensionalità che stona? Poi beh, se vogliamo essere cattivi, la musica di sottofondo è più bella nella vecchia generazione Sailor... ma questo dipende tanto dai gusti personali!
  • La trasformazione è pressoché identica a quella del vecchio anime che tutti conosciamo: Sailor Moon diventa trasparente, le compaiono gli abiti addosso pezzo per pezzo, fa le sue mosse chic, le compare la luna dietro e blablabla. Ora, nel manga non ci mette assolutamente tutto quel tempo a trasformarsi (pronuncia la formula, i vestiti cambiano e ciao); è forse la differenza più evidente con l'opera in volumetti. Ho l'impressione, però, che sia stata una scelta calcolata per i nostalgici, per non "traumatizzarli" troppo con lo stacco dal vecchio anime.
Qui potete vedere le due trasformazioni a confronto: https://www.youtube.com/watch?v=g1xXXfvBPc0

Altra cosa di scarsa qualità è il sottotitolaggio nella nostra bella lingua: hanno tradotto il nome giapponese dell'acconciatura di Usagi, "odango", con "boccoli", che sono due cose piuttosto diverse. Sarebbe bastata una brevissima spiegazione a margine su cosa sono gli odango, no? Anche la formula con cui si trasforma ("Moon Prism Power! Make up!" nella versione originale) è stata tradotta con il più famoso "Potere del cristallo di luna, vieni a me!". Perfino il nome originale di Milord, Tuxedo Kamen, è stato tradotto con Tuxedo Mask. Davvero, non ce n'era alcun bisogno. Ma tutto sommato, questi sono particolari quasi insignificanti, che non vanno a intaccare la qualità dell'anime: sono io che sono pignola in quanto a un passo dal diventare traduttrice!

Per il resto, penso non ci sia proprio nulla di cui lamentarsi: il design è molto simile a quello del manga, e anche le battute sono praticamente identiche. Quindi, adesso parte il mio personalissimo sfogo: ma perché cavolo la gente continua a lamentarsi e a stare attaccata al vecchio anime?! Volevamo più o meno tutti un'opera fedele a quella originale, e l'abbiamo avuta. Addirittura c'è qualcuno che si lamenta del fatto che in una delle primissime scene (ovvero la protagonista che scappa a scuola perché è in ritardo) manchino, rispetto al vecchio cartone, la spilla magica sul fiocco della divisa scolastica e un toast che Usagi/Bunny si ficca in bocca prima di uscire di casa. Beh, cari geni del male che non siete altro, in quella scena Usagi non ha ancora incontrato Luna, quindi è ovvio che non può ancora avere la spilla. Inoltre, quello stramaledetto toast nel manga NON ESISTE. Fatevene una ragione.

Qualcun altro invece ha avuto la brillante idea di commentare così il primo incontro fra Usagi e Mamoru/Marzio/come lo volete chiamare: "ma perché qualcuno dovrebbe avere uno smoking in pieno giorno?" (nel vecchio anime il tipo ha un abbigliamento un po' più casual). Se la gente si informasse un minimo prima di parlare, saprebbe benissimo che è la stessa Usagi a dirlo nell'originale, e che quindi non c'è nessun bisogno di rompere le scatole rimarcandolo.

Ho capito che lamentarsi è nella natura dell'essere umano, ma qui qualcuno se ne sta approfittando spudoratamente...

Sono comunque contenta che tanti, come me, abbiano invece apprezzato questo primo episodio di Sailor Moon Crystal, e che siamo tanti a non veder l'ora di guardare il secondo episodio, in cui appare la più scrausa delle Sailor (Mercury). No, mi spiace, lei è quasi inutile pure nel manga...

-Xenya-

sabato 5 luglio 2014

Madoka Magica - il film

Salve a tutti cari lettori.
Mercoledì sera, come forse saperte, in una manciata di cinema è uscito il terzo film basato sul manga Puella Magi Madoka Magica.
Purtroppo in Toscana solo un paio di cinema ha investito nel film pubblicato dalla Dynit, di cui il più vicino a Pisa, pertanto Xenya mi affidò giorni or sono il compito di andarmelo a vedere per poi farne una recensione.

Le 5 maghette da sinistra a destra: Kyoko, Sayaka, Madoka, Homura e Mami.

Intanto il nome completo del film è:
Puella Magi Madoka Magica Parte terza -La storia della ribellione-.


Kyubey, l'Incubator.
Dunque, non è facile fare una recensione senza spoiler, però ci provo.
Partiamo dal fatto che la storia del manga è raccontata nei primi due film, mentre questo film racconta una storia diversa, completamente slegata, che però necessita di aver letto il manga o aver visto i due film precedenti perchè dà scontato che lo spettatore sappia esattamente come funzionano le maghe.

Il succo di Madoka è in sintesi che esistono alcune creature (incubator) molto simili a micetti, in grado di realizzare un desiderio delle ragazzine, le quali in cambio però verranno trasformate in maghe il cui compito per tutta la vita sarà di lottare contro le streghe, creature responsabili di molte morti violente e suicidi nel mondo. Detto ciò, mentre nel manga tutto ruota intorno a Madoka, che arriva a diventare una sorta di divinità, in questo film la protagonista è Homura, che si rende conto che la città in cui vivono è una realtà fittizia fatta per tenere prigioniere le maghe, per delle ragioni che verranno rivelate solo in fondo. Homura indaga per tutta la durata della proiezione, fino a rendersi conto che deve essere proprio una di loro cinque ad aver intessuto l'illusione, ma per quale scopo?  Inoltre chi delle maghette ha ordito questa sorta di gabbia dalla quale sembra impossibile uscire? Se siete curiosi, provate a cercarlo in streaming o a scaricarlo; siccome già da un anno è uscito in Giappone, qualcosa dovrebbe essere già trovabile.

Madoka al suo stadio massimo di potere.

Il film "La storia della ribellione" parte da un punto in cui le protagoniste sanno già come funzionano i loro poteri e quindi non c'è alcuna spiegazione per gli spettatori, inoltre è una storia non autoconclusiva (probabilmente avrà un sequel almeno in Giappone) che stravolge completamente ciò che accade nel manga.




Difetti:

Se uno non ha letto il manga, il film è assolutamente incomprensibile.
Se uno ha letto il manga, il film comunque è attrigatissimo e da ultimo lascia con un senso di incompiutezza.
Nonostante possa sembrare un film complesso, la trama è veramente povera, si può raccontare in 20 secondi.
Ci sono molti punti in cui il regista vuole palesemente allungare il brodo e non ha idea di come fare a raggiungere la durata necessaria per essere considerato un film.
I combattimenti contro le streghe generiche sono insensati, e per quanto piuttosto inquietanti, sono completamente diversi dagli scontri del manga; sono virtualmente dei balletti e delle filastrocche.
Le Puellae si trasformano insensatamente alla Sailor Moon.


Pregi:
Fan art ispirata al film: Madoka e Homura al loro apice.
Alcuni combattimenti sono davvero belli, se il film fosse stato solo di scontri tra le Puellae sarebbe venuto fuori un capolavoro action.
I colori sono molto belli, alcune scene sembrano uscite da film di Miyazaki, altre disegnate a matita ma comunque sempre molto attinenti all'atmosfera che vogliono creare.
I dialoghi. alcuni dialoghi tra le varie protagoniste sono dei capolavori di sensibilità.




Bilancio finale:
Son contento di averlo visto,  però non vale i soldi del biglietto (tant'è che la sala era semivuota). E' capitato che fossi già in zona, altrimenti non sarebbe valsa la pena di spostarsi per guardarlo.
Nel complesso, cercando di fare una critica più oggettiva possibile, arriva a prendere un 6 risicato oscillante tra scene veramente notevoli ed altre seriamente noiose o fuori tema.
Mediamente un'opera tirata via.

Buona visione,

-Imrik-



sabato 14 giugno 2014

No game no life - Impressioni a caldo


Salve a tutti e benvenuti a una nuova puntata de L'Antro dei geek! Oggi vado a parlarvi della mia prima impressione su No game no life, nuovo anime uscito da poco e attualmente in corso. Per il momento ho visionato solo 5 episodi, quindi va da sé che la mia opinione potrà cambiare in qualunque modo man mano che andrò avanti. Altra piccola specificazione: molti l'hanno messo a confronto con Sword Art Online in virtù di alcuni punti di contatto fra le due opere, ma io sorvolerò su questo paragone perché non ho mai visto SAO. Bando alle ciance, comunque!

La trama è piuttosto originale: nel mondo virtuale esistono 4 personaggi che vincono sempre. Non importa a quale gioco si stia giocando, loro si aggiudicano sempre la vittoria, tanto da diventare delle vere e proprie leggende fra i gamers. Poiché i nomi dei loro account sono vuoti, vengono chiamati semplicemente "Blank". In realtà, questi 4 personaggi sono controllati da due sole persone, ovvero due inseparabili fratelli: Shiro, ragazzina di undici anni e suo fratello maggiore Sora, due NEET (in sostanza persone che non lavorano né vanno a scuola).
Un giorno, i due ricevono una misteriosa mail in cui vengono sfidati a una partita a scacchi: neanche a dirlo, vince Shiro. Arriva quindi un'altra mail, in cui viene chiesto loro se apprezzano il mondo in cui stanno vivendo e se vorrebbero vivere in un mondo diverso, dove TUTTO è regolato da giochi.
I due entusiasti fratellini vengono dunque catapultati in questo mondo e incontrano il suo Dio, Tet, che illustra loro le regole di questo strano e magico luogo.
Shiro e Sora non tardano ad ambientarsi e cominciano subito a sfidare altre persone per completare le varie quest: trovare un posto dove vivere, guadagnare soldi per sopravvivere, eccetera.
Fin qui sembra tutto una simpatica favoletta, ma gli avvenimenti prendono una piega leggermente più triste man mano che la situazione viene approfondita: ci sono 16 razze in tutto, e gli Imanity (ossia gli umani) sono quella più debole, col territorio più piccolo e la situazione più disastrata. Inoltre, al trono sta per salire una persona che ha barato in uno scontro. E poi, quale sarà l'obiettivo finale?
Non vi svelerò di più per evitare possibili spoiler!

E' un anime molto cervellotico, in cui anche una semplice partita a morra cinese richiede allo spettatore una concentrazione notevole per seguire i discorsi sui calcoli della probabilità. Inoltre gli imprevisti sono molto interessanti, e possiamo trovare elementi interessanti come pezzi degli scacchi con volontà propria e trabocchetti simpaticissimi.
Ci sono però degli elementi che non mi hanno convinto del tutto. La grafica è esageratamente moe e non si accosta bene con una trama del genere. Il rapporto tra i due fratellini è così morboso da sembrare quasi un incesto (e per quanto non ci siano scene spinte, è una cosa che non ho mai sopportato negli anime). Le scene comiche mi sembrano o forzate o messe completamente a caso, e a volte entrambe le cose, tanto per riempire lo spazio fra un gioco e l'altro.

In ogni caso non credo che lo dropperò, voglio vedere se andando avanti queste critiche verranno smentite o meno. Inoltre, i giochi (che sono l'essenza dell'anime, a quanto ho potuto vedere finora), per quanto impegnativi da seguire, mi hanno presa abbastanza, essendo un elemento piuttosto originale che distingue questo anime da altri che, alla fine, sono sempre la stessa minestra riscaldata.

EDIT: Sono attualmente in pari con l'anime, ovvero ho visionato tutti gli episodi fino al 9. La situazione si sta facendo complessa e interessante, ma non dirò nulla di più! Per ora non so se consigliarlo o meno... staremo a vedere. Non deludetemi, Blank!

-Xenya-


mercoledì 14 maggio 2014

Recensione Black Lagoon, ovvero perchè odiare Rei Hiroe

Salve a tutti, oggi parlo di un mio amore/odio, il  manga uscito alcuni anni fa e attualmente fermo: "Black Lagoon".

Revy, la folle protagonista
E' un manga molto maturo, che fin dalle prime pagine mi ha preso, coinvolgendomi nelle vicissitudini del gruppo di protagonisti, ovvero un gruppo di moderni corrieri della criminalità, il cui compito è principalmente quello di sopravvivere destreggiandosi tra le varie mafie di un sud-est asiatico in conflitto.
Sparatorie, prostituzione, violenza ad ogni livello sono all'ordine del giorno, e pagina dopo pagina vediamo il diverso modo di affrontarlo dei diversi protagonisti; in particolare di Rock, giovane colletto bianco che decide per una serie di vicissitudini di unirsi a questo gruppo di criminali, e Revy, violentissima e irascibile assassina, ma comunque con un forte senso di appartenenza al gruppo (un po' tipo Xenya).

Un po' di storia in maniera ordinata:

La "Lagoon company" è una compagnia di corrieri che lavora per la malavita di una fantomatica città, che risponde al nome di Roanapur, immaginaria megalopoli thailandese.
Nel primo episodio, Rokuro Okajima viene rapito dalla compagnia, a scopo di estorsione ai danni dell'azienda per cui lavora. Siccome l'azienda lo abbandona a se stesso, Rokuro decide di rimanere con la "Lagoon company", che si trasforma da banda di rapitori nella sua nuova famiglia. Dopo questo sviluppo, la trama si sviluppa in un susseguirsi di azione, imbrogli, colpi di scena e personaggi, dei quali vado a indicare i principali:

I 4 della Lagoon Company, in ordine Benny, Rock, Revy  e Dutch
Rokuro Okajima -> È il protagonista della serie. Preso come ostaggio dalla Lagoon company; quando la sua società lo abbandona dopo averlo usato per i propri loschi affari, Rock, di origini giapponesi, sceglie di restare con i propri rapitori e unirsi al gruppo. Non sembra però tagliato per la violenza e l'avventura e in particolare si scontra spesso con Revy. Continua ad indossare camicia e cravatta fino alla fine e riesce ad aiutare la compagnia grazie al suo senso pratico e alle sue conoscenze in vari campi. Ha inoltre una buona capacità deduttiva, di osservazione e di negoziazione diplomatica.

Revy -> È la coprotagonista della serie. Vero nome Rebecca, cresciuta tra violenza e soprusi, è una ragazza cinese dal carattere forte e orgoglioso. Senza scrupoli e cinica, non esita ad uccidere a sangue freddo chiunque le si pari davanti e più volte è sul punto di uccidere persino Rock, il quale è il suo opposto e preferisce sempre la via diplomatica alla violenza. È molto conosciuta nell'ambiente con il soprannome "Two Hands", per il semplice fatto di essere specializzata nel combattimento con due pistole (le sue letali 9mm oppure abbinando mitragliatore e lanciagranate). È una ragazza sanguinaria dal passato oscuro e controverso, e spesso cade in una specie di estasi omicida che la rende spietata e letale.

Dutch -> Leader del gruppo, di origini non specificate e nero di pelle, guida la barca della Lagoon company ed è spietato quanto Revy, anche se riesce a mantenere un maggior controllo rispetto alla collega. Solitamente adopera una letale Magnum. Indossa sempre i suoi occhiali da sole scuri, è di fisico imponente e muscoloso e, nonostante tutto, è molto legato ai suoi uomini. È lui che mantiene i contatti coi datori di lavoro.

Benny ->  L'esperto di elettronica e meccanica del gruppo. Non è portato per l'azione, proprio come Rock. Ebreo di nascita, si è trasferito nell'università della Florida ma è stato quasi ucciso dopo un audace colpo cibernetico, dove si è ritrovato contro sia la mafia sia l'FBI. Revy l'ha salvato, ed ora Benny (soprannominato Benny Boy da Dutch) si occupa dell'apparato tecnologico della Lagoon.

Balalaika -> La leader del cartello mafioso Hotel Moscow, è un'ex-militare sovietica e metà del suo volto è deturpato da una ferita, ricordo della guerra in Afghanistan. Ha ottimi rapporti con la Lagoon company a cui, oltre ad assegnare incarichi, concede anche favori.

Hansel e Gretel -> Due bambini dall'aspetto angelico, in realtà due killer nati nei Carpazi e subito abbandonati a causa della politica anti-abortista di Nicolae Ceausescu, cresciuti in orfanotrofio. Dopo la caduta del regime, i due ed altri bambini come loro vengono venduti al mercato nero della pedofilia. A seguito degli abusi a cui vengono sottoposti si trasformano in due pazzi sadici, passando dalla parte delle vittime a quella dei carnefici. I due soffrono di disturbi della personalità multipla, il che li porta ad avere sia la personalità maschile che quella femminile, che si scambiano di tanto in tanto. In battaglia, Hansel usa un'ascia, Gretel un Barret 12. Nella serie, Hansel e Gretel sono forse i personaggi più crudeli e feroci ma anche i più tragici e commoventi.

Roberta -> Appare come un'innocua tata, ma come tutte le donne di questo manga è anche un'abile assassina. Roberta, il cui vero nome è Rosalita Cisneros, in passato era un soldato al servizio delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) nota come "Il Mastino di Florencia", specializzata negli assassinii e nell'uso delle armi.

Balalaika, Hansel e Gretel,  3coprotagonisti
E' un'opera che mi ha colpito anche perchè sembra un film di sparatorie anni '90 americano, con gansters, criminali archetipali, poliziotti corrotti, tonnellate di proiettili e una quantità di citazioni immensa; da Giuliano Gemma a Ennio Morricone, fino ad arrivare a "Terminator 2".
Un altro plauso è per l'estrema cura nei disegni, non solo a livello di qualità grafica ma anche nei dettagli: ogni arma, muscolo o costruzione si muove perfettamente nello spazio, dando un'ulteriore nota di realismo all' ambiente.
Mtv ha trasmesso anche l'anime, che per tante cose riesce a rendere bene, ma pecca un po' sulla traduzione.


Perchè odio Hiroe, l'autore
Semplice, quel maledetto non sta facendo uscire più nulla da almeno 2 anni e mezzo, nonostante sostenga ogni tanto che stia per far uscire  i nuovi volumi.
Io temo che abbia giocato subito tutte le carte vincenti e sia rimasto senza idee e senza sapere come far sviluppare la storia (rinnovo i miei accidenti nella sua direzione).


Citazione di Kill Bill

Non so se consigliarlo o meno, perchè se da un lato è davvero bello, dall'altro la delusione della sua incompletezza è veramente frustrante.

Saludos,

-Imrik-

giovedì 24 aprile 2014

I nostri anni d'oro. Oppure no?

Buonasera a tutti!

L'immagine più conosciuta di Golden Time.
Oggi, senza tanti preamboli, vado a parlarvi di un anime della stagione autunnale conclusosi più o meno di recente e composto da 24 episodi: Golden Time, uno slice of life a sfondo sentimentale.

Tada Banri ha perso la memoria a causa di un incidente: è caduto da un ponte, perdendo tutti i ricordi fino al suo diploma. Non si ricorda chi sia, né i suoi ex compagni di classe. Questo, però, non gli impedisce di immatricolarsi in una prestigiosa università a Tokyo, che sarà il suo trampolino di lancio per crearsi una nuova vita da zero.
Il suo primo giorno di università, si perde nel tentativo di cercare l'ufficio orientamento matricole: conoscerà così uno dei co-protagonisti, un'altra matricola di nome Yanagisawa Mitsuo. Pochi secondi dopo, apparirà l'altra protagonista della storia, la bellissima e viziatissima Kaga Kouko, che per mostrarsi campionessa di classe ed eleganza come dimostrano i suoi abiti griffati schiaffeggia Mitsuo con un mazzo di rose rosse. Il motivo non tarda ad essere spiegato: Kouko e Mitsuo, da piccoli, avevano promesso di sposarsi e lei si è iscritta all'università con il solo scopo di seguirlo (no, non è stalking. Vai tranquilla).
La bella principessina, però, si accorgerà ben presto di essersi innamorata di Banri, e si entrerà così nel fulcro della storia: la loro storia d'amore. Ma come la mettiamo con l'amnesia di Banri?

Kouko e una delle sue tante stramberie.

La trama era partita in modo davvero interessante, scostandosi un po' da quella degli shoujo classici; inoltre sembrava una commedia romantica molto simpatica. E ho trovato molto carino anche l'elemento del fantasma del passato di Banri, sempre vicino a lui (ma invisibile) nel tentativo di fargli ricordare chi era prima dell'incidente e quali fossero i suoi sentimenti. Tuttavia, ben presto la storia sconfina nella banalità: i soliti buoni
sentimenti zuccherosi e i soliti intrecci amorosi, conditi da lacrime inutili, tristezza e malinconia. Qualche colpo di scena c'è, ma non è niente di eccezionale, se escludiamo un risvolto abbastanza interessante verso il finale (quest'ultimo in sé, però, l'ho trovato scontato e banale). Per quanto riguarda il comparto tecnico, la grafica è buona, mentre la colonna sonora non mi ha fatto impazzire.
La protagonista è una frignona psicopatica, ipergelosa e insopportabile: mi ricorda la me del passato... solo che io all'epoca avevo quindici anni, non ero matricola in un'università privata superchic.

Nana-senpai!
Non voglio assolutamente dire che questo anime sia pessimo, raggiunge comunque la sufficienza e presenta alcune caratteristiche interessanti: oltre al già citato Banri fantasma, c'è Nana come co-protagonista. Sì, sto parlando proprio di una sosia di Nana Osaki, che appunto si fa chiamare Nana in Golden Time (ovviamente non è il suo vero nome): probabilmente si tratta di un simpatico omaggio al celebre personaggio di Ai Yazawa e, purché il suo ruolo sia piuttosto secondario nella storia, non può non riscuotere un certo successo.
Il mio voto finale è dunque un 6 e mezzo, il che lo esclude dagli anime consigliati; ma, ripeto: ho visto ben di peggio!


-Xenya-

lunedì 31 marzo 2014

Sigle dei cartoni animati vecchie e nuove


Allora, ho appena finito di vedere il video di Dario Moccia (per chi non lo conoscesse, è uno youtuber abbastanza conosciuto nel panorama nerd/otaku. Cliccate QUI per guardare il già citato video), dove si va a ragionare di sigle di cartoni animati, con tanto intervista a Giorgio Vanni. Approfitto del blog per aggiungere alcune cose sia a titolo generale che personale:

Sento, come dice Giorgio Vanni, tanta gente che critica le canzoni dei cartoni come "banali", oppure troppo povere di tecnica..... Beh, allora vi faccio un esempio: prendete una qualsivoglia canzone mediamente pop inglese o americana e traducetela, poi vediamo i testi.
Stesso discorso, prendete il Gangnam style e ditemi se è diffficile da suonare...

Per il resto vorrei spezzare un mazzo di lance a favore dei vari compositori, principalmente Alessandra Valeri Manera, ovvero la principale paroliera di Cristina D'Avena, che oltre a essere una bravissima autrice, ha anche una capacità vocale davvero considerevole, mentre la D'Avena, per quanto possa essere intonata, deve ringraziare sia un nucleo di fans molto nutrito sia un tono di voce che si presta benissimo al genere della sigla.

Attualmente il mondo dei cartoni animati si divide in 2 generazioni, quella dei Cavalieri del Re, degli Oliver Onions (tra l'altro autori delle colonne sonore della maggior parte dei film di Bud Spencer) e quella di Giorgio Vanni / Cristina D'Avena.
Non vi chiedo quale preferite, perchè dipenderà tantissimo dalla vostra età e dai ricordi legati ai cartoni; vi chiedo piuttosto: in scala da 1 a 10, di media che voto dareste all'insieme delle sigle di cartoni vecchi e nuovi? Qua la mia personale classifica:

L'uomo tigre  ->  9
Ken il Guerriero  (apertura prima serie)  ->  10
Daitarn  ->  7
He-Man (quella vecchissima; si è una sigla fatta col cu*o ma a me piace)  ->  8
One piece - Tutti all'arrembaggio (prima siglia italiana)  ->  10
Pokémon (prima sigla apertura)  ->  7
Digimon (prima sigla apertura)  ->  5
DragonBall (sigla italiana prima serie)  ->  7
Sailor Moon (prima siglia apetura)  ->  8
Street fighter  ->  10
E' quasi magia Johnny  ->  7

[Xenya è in un angolino che proclama di dissociarsi da questa classifica.]

-Imrik-

lunedì 24 marzo 2014

REBOOT IS COMING!

La prima immagine ufficiale del reboot.
Sono un cosiddetto maschiaccio. Lo sono sempre stata. Già dall'età di 6-7 anni apprezzavo moltissimo gli anime shounen (anche se all'epoca non sapevo manco pronunciarlo). Naturalmente, questo non significa che non abbia visionato e apprezzato alcuni shoujo. Ricordo che da piccolina, nonostante mia nonna mi predesse costantemente in giro perché "guardavo roba da maschietti", ero una fan di MewMew, Gals! e CardCaptor Sakura. Curiosamente invece, Sailor Moon non mi ha mai presa più di tanto, almeno finché non sono diventata un pochino più grandicella.

Quando poi ho cominciato a collezionare manga, ho deciso di seguire anche quello dell'eroina che veste alla marinara, aspettandomi di trovare qualcosa di completamente diverso da ciò che mi era stato propinato dalla Mediaset.
Le mie aspettative non sono state disattese: il tratto delicato della disegnatrice Naoko Takeuchi e la trama, estremamente più adulta di quello che potrebbe sembrare guardando l'anime "dal successo planetario" [cit.], si distanziano nettamente dalla trasposizione animata banale ed infantile tratta dall'opera originale.
A questo punto potreste pensare ad una banale recensione del manga. Eh no, uno mica può fare sempre recensioni! Quello di cui vi voglio parlare è ben altro.

La Toei Animation ha finalmente deciso di fare un reboot delle avventure dell'eroina della nostra infanzia. Ma non sarà assolutamente un remake della serie animata che tutti conosciamo, bensì un adattamento più fedele al manga, quindi con disegni e trama totalmente differenti da quelli a cui tutti sono abituati.

Ho fatto una veloce ricerca sul web: l'anime, dal titolo Sailor Moon Crystal, dovrebbe uscire in Giappone a luglio dell'anno corrente, e sarà visibile grazie al sito Niconico.
Nel frattempo, la Toei alimenta le speranze dei fan ufficializzando una prima immagine della nostra eroina (sì, quella che vedete in alto a sinistra!). Sembrerebbe proprio che il tratto della nostra Takeuchi abbia finito di essere straziato da contorni troppo netti e colori tanto vivaci da far male agli occhi...

Ma, sempre cercando su Internet e seguendo le varie pagine Facebook che se ne occupano, ho trovato un'altra immagine, che pubblico qui a destra. E non è l'unica immagine che ho trovato con questo strano stile di disegno!
La seconda immagine. Eh?

A questo punto, sono un po' confusa e non so davvero cosa aspettarmi da questo reboot. La trama seguirà fedelmente quella del fumetto? I delicati ed eterei disegni della Takeuchi saranno brutalmente stuprati un'altra volta oppure no? E il sesso dei personaggi rimarrà finalmente lo stesso del manga, invece di essere cambiato a piacimento per non turbare gli innocenti animi dei bambini (cavolo, se ne accorgono che le Starlight sono uomini che si trasformano in donne, non sono mica scemi!)? Dal canto mio, spero proprio che il chara design non venga stravolto e di godermi la storia d'amore fra Uranus e Neptune senza gli stupidi filtri della censura. Insomma, ho aspettative medio-alte per questo reboot. Toei, non deludermi!
Sicuramente lo guarderò non appena uscirà sottotitolato. E voi?

-Xenya-

sabato 8 marzo 2014

Kill la kill - Impressioni a tiepido

Ho un profondo rigetto per anime e manga mainstream. Non è né per pregiudizio né per fare la hipster; di solito è semplicemente una cosa automatica: tutti parlano bene di quell'anime, lo guardo, non mi piace. E' successo così con Naruto e anche con One Piece (scusate, ma i disegni di Oda non riesco proprio a mandarli giù!).
Ryuuko (s)vestita da Senketsu.
E la prima impressione che mi ha fatto Kill la kill non è un'eccezione: dopo i primi 3 episodi avevo una gran voglia di flippare il Macinstosh giù per le scale. Per tutta la durata di questi episodi sono rimasta a farmi una domanda fondamentale: ma questa cosa ce l'ha una trama o sono solo tizie che combattono con le natiche al vento? Per non parlare dei disegni, decisamente grossolani. Ma chi non l'ha visto non può sapere di cosa sto parlando; dunque, procediamo con ordine.

Il liceo Honnouji è una vera e propria città con il suo sistema governativo. A seconda del tuo livello all'interno della scuola, avrai un migliore o peggiore tenore di vita. Se sei particolarmente forte, indosserai un'Ultradivisa, ovvero un abito composto in parte da fibre speciali (Biofibre) in grado di darti molti poteri, la cui potenza può variare da una a tre stelle. A capo di tutto questo c'è la prepotente Satsuki Kiryuin, che ci viene presentata come la classica snob di turno abituata a guardare tutti dall'alto in basso.
In questo paradossale liceo arriva una nuova studentessa: Ryuuko Matoi. Possiede la metà di una spada a forma di forbice, che sarà (dice lei) la chiave per trovare l'assassino di suo padre, poiché il suddetto assassino ne possiede l'altra metà. Questa simpaticona con i capelli bicolor, convinta che Satsuki sia l'artefice dell'omicidio o che comunque ne sappia qualcosa, la sfida apertamente. In tutto questo trambusto, e stiamo parlando solo dei primi episodi, Matoi viene in possesso di una divisa in grado di comunicare con lei e ragionare autonomamente: un kamui (o abito sacro, se preferite), composto al 100 % di Biofibre e quindi particolarmente potente. Ed essendo in grado di pensare, perché non dargli un nome? Matoi dà alla sua divisa il nome di Senketsu, ovvero sangue fresco. Ma, ovviamente, Satsuki non se ne poteva stare con le mani in mano a vedere all'opera la nostra teppista pluritinta: e infatti, anche lei indosserà un candido kamui dal nome Junketsu (purezza).
Satsuki e il... supporto di Junketsu.
Fin qui la trama potrebbe sembrare non avere alcun senso logico: e di fatto, non ne ha. Kill la kill si presenta come un anime demenziale, composto di combattimenti fra una tizia mezza nuda (quando Senketsu si risveglia lascia tutte le grazie di Ryuuko al vento, e così l'altro abito sacro) e avversari di volta in volta più buffi e assurdi. La battaglia si apre quando Satsuki scaglia contro la sua avversaria i vari capi dei club scolastici, dando vita a combattimenti più che esilaranti in cui, a causa delle animazioni, non si capisce un ricco accidenti. Il fanservice è talmente presente ed evidente che mi ha fatto rizzare i capelli dallo sgomento (e non è che ne abbia pochi, anzi...).

Beh, detta così potrebbe sembrare una recensione strana e frettolosa. Ebbene, Kill la kill è proprio così: strano e frettoloso. Le cose semplicemente ACCADONO, senza una spiegazione o un filo logico. Almeno finché non si va avanti con gli episodi...
Difatti, dagli episodi intorno al 6 in poi ci viene fornita qualche spiegazione in più, e più avanti scopriremo anche perché Senketsu è stato creato e da chi.
Eh sì, proprio non mi piace droppare gli anime. Imperterrita, sono andata avanti con questa non-storia: del resto, se la gente ne è entusiasta un motivo ci sarà. E ho fatto bene, visto che l'anime riserva dei colpi di scena davvero degni di nota. Rimarrò nel vago per non fare spoiler a chi lo vuole vedere, ma va fatta una menzione d'onore a questo fatto: l'anime si imposta su una linea per un certo numero di episodi, e ti farà intendere che i fatti si evolveranno in un certo modo. Passati questi episodi, viene inserito un fattore che sconvolge completamente non solo l'andamento della storia, ma
anche te, povero scemo che lo stai guardando, che passi il tempo della sigla finale a raccattarti mascella caduta sulla tastiera del pc. Già tre sono stati gli episodi che mi hanno scioccata completamente: quello in cui appare la Grand Couturier (Gran Sarta per i non francofoni) Nui Harime e gli episodi 17 e 18, ultimi attualmente visionati, che riservano alcuni dei colpi di scena più succosi e sconvolgenti che io abbia mai visto in un anime.

Harime Nui... kawaii! (Ah sì, quello è sangue).
L'opera oscilla fra episodi ricchi di battaglie all'ultimo sangue e altri di pura e semplice demenzialità, come quelli della Gita di Invasione, per poi tornare più seria con i già menzionati colpi di scena e, di nuovo, sconfinare in dialoghi e situazioni ai limiti del paradossale.
Oltre a questo, gli strani personaggi (sia principali che secondari) sono tutti molto ben caratterizzati e molto coerenti con se stessi. Anzi, potrei dire che, Ryuuko e Satsuki a parte, li ho apprezzati tutti moltissimo nonostante siano estremamente diversi l'uno dall'altro.

Vale la pena di seguirlo? Sembrerebbe proprio di sì. In ogni caso, non mi sbilancerò a dare un giudizio definitivo fino a che non avrò visto tutto l'anime (e temo che ci vorrà un po', visto che è attualmente in corso nella terra del Sol Levante). Dunque: le mie impressioni a caldo sono state terribili, quelle a freddo non posso darle prima di aver completato la visione. A "tiepido" le mie idee sull'anime sono queste. E spero vivamente che la mia opinione, stavolta, non cambi di una virgola.

-Xenya-

giovedì 6 marzo 2014

E' COLPA VOSTRA SE NON SONO POPOLARE!

Raro momento di tranquillità di Tomoko.
Buonasera signore e signori! In febbricitante attesa del Pisa CUSplay, per ingannare il tempo fra questa fiera e per distrarmi dai miei impegni universitari, posto una mia recensione di un anime abbastanza conosciuto, più qualche aggiunta scritta sul momento. Potete trovarla anche QUI.

Ho deciso di seguire questo anime incuriosita dalla sua popolarità. "WataMote!", anime di 12 episodi dall'impronunciabile titolo esteso, parla di una neoliceale alle prese con la sua voglia di popolarità: per raggiungerla, la nostra Tomoko Kuroki se ne inventerà di tutti i colori, sfociando però sempre negli stereotipi dei dating sim a lei tanto cari. E nonostante ciò, si ostina ad incolpare gli altri dei suoi imbarazzanti insuccessi (da qui il titolo esteso, che significa pressappoco "E' colpa vostra se non sono popolare!").
Sono rimasta parzialmente delusa da questo anime, visti tutti i pareri estremamente positivi che vi girano intorno. Le gag create dal comportamento pressoché sociopatico della nostra anti-eroina non sempre sortiscono l'effetto desiderato: alcune le ho trovate davvero forzate e prive di senso; altre invece sono a mio avviso molto azzeccate. Anche le scene più "toccanti", come la fine dell'episodio 2, mi sono piaciute parecchio.

La grafica, per quanto non sia proprio nelle mie corde, si adatta all'atmosfera dell'anime, anche se a volte ho notato uno sperimentalismo grafico leggermente disturbante. Per fortuna si tratta di casi sporadici, nel complesso la trovo piuttosto gradevole. Inoltre, va fatta una precisazione: talvolta, questo sperimentalismo è dato anche da moltissimi riferimenti, citazioni ad altri anime, manga e videogiochi. Per coglierli tutti, ed ammetto che io stessa non ce l'ho fatta, dovete avere già un minimo di esperienza nel panorama otaku: se avete voglia di addentrarvi in questo mondo per la prima volta, vi sconsiglio caldamente di guardare WataMote! come primo anime!
Trovo molto azzeccata anche la colonna sonora, perfino la prima ending (che all'inizio trovavo davvero insopportabile) ha cominciato a farmi canticchiare dopo una manciata di episodi.

Tomoko in tutta la sua prorompente allegria.
Credo che la fortuna di questo anime sia dovuto alla protagonista che, forse aiutata dall'assenza quasi totale di personaggi secondari, "fa simpatia" proprio per il suo essere tonta ai limiti dell'inverosimile, scatenando empatia e tenerezza in chi la guarda in azione. Il suo successo è dovuto anche ad unaltro fattore-chiave: è un anime che ha gli otaku giapponesi come target di riferimento, una sorta di incoraggiamento per la loro rivalsa nella società. Bisogna infatti ricordare che, nonostante tanti italiani si dichiarino otaku con orgoglio, in Giappone questo appellativo non ha niente di lusinghiero!
Altra nota di merito: essendo Tomoko l'unico personaggio principale aveva bisogno di una caratterizzazione particolarmente elaborata: esperimento riuscitissimo anche grazie alla doppiatrice, che ha fatto un lavoro a dir poco eccezionale, adattando perfettamente la voce alle situazioni e alle conseguenti reazioni di Tomoko.

Sicuramente non un capolavoro, ma nel complesso estremamente godibile. 

-Xenya-

Prossimamente su L'Antro dei Geek: Recensione Pisa CUSPlay, impressioni "a tiepido" su Kill la kill, DOTA e una carrellata di foto! Non perdeveli!

giovedì 27 febbraio 2014

RECENSIONE SEMISERIA DE "IL MIO VICINO TOTORO"

Questo affare dovrebbe risultare tenero. Ok.
Ovvero: Come smontare un film di Miyazaki alla Lego maniera.

Molto in ritardo sulla tabella di marcia, finalmente anche io mi sono approcciata al famoso Miyazaki. E l'ho fatto nel peggiore dei modi...
Considerato un genio dell'animazione dai più, o almeno da quelli che "io me ne intendo!!". Miyazaki ha avuto la malsana idea di partorire questo film, la cui trama... ammesso che ne abbia una... beh, diciamo che è un tantinello inconsistente.
Il padre di due bambine si trasferisce, insieme con la prole, in un paesino di campagna in mezzo alla natura, per stare più vicino alla madre delle fringuelle, ricoverata in un ospedale lì vicino. Non importa che la clinica sia a 3 ore dalla loro abitazione: Miyazaki-sensei ha deciso così, e quindi è così.

I nerini del buio.
Le due bambine fanno subito la conoscenza di alcuni esserini partoriti dal nostro bravo Hayao: come si verrà a sapere più tardi dalla dolce nonnina del villaggio, sono chiamati "nerini del buio". E' stato un intermezzo molto simpatico, a dire il vero: sospese fra realtà e fantasia, queste creaturine hanno fatto breccia nel mio cuoricino arrugginito dagli anni dell'università (poesia!).
Poco più avanti nel film, la più piccola delle due sorelline, Mei, se ne va a giocare in mezzo alla natura, come tutte le brave bimbe della sua età. Seguendo una scia di ghiande, la piccolina si imbatte in chi (o cosa) le dissemina ovunque: un buffo, piccolo, tenero animaletto. Mei lo segue, cadendo in una tana situata sotto a un albero di canfora e finendo sulla pancia della chiave di volta del film: Totoro (eccolo, finalmente!). In realtà non sappiamo se si chiami davvero così: il nome gli viene dato dalla bimba stessa, affascinata da questa sorta di spirito protettore della foresta. Che, peraltro, aveva tutte la carte in regola per essere ottimo: buffo, sgraziato, enorme, totalmente innocuo e anche un po' tonto. Peraltro, alla luce del titolo del film, mi aspettavo una massiccia presenza di questa specie di coniglio gigante...

Tutte le mie aspettative sono state tristemente deluse. Il nostro beneamato (non)protagonista fa mostra di sé solo in poche scene, che peraltro ho trovato assolutamente al di fuori di ogni umana logica (esempio lampante, il suo sgraziato volo su una trottola...). Inoltre, la dolcezza di questo personaggio si è ai miei occhi completamente dissolta non appena ha sbadigliato, mostrando dei denti inquietanti ed emettendo un suono assimilabile a quello di un rutto. Bonjour finesse!
Come se non bastasse, la storia è incentrata solo su quell'insopportabile frignona che è Mei. Ma torniamo al nostro buon Totoro...
Lui sì che ha stile.
Naturalmente è un personaggio buono: aiuta le due fanciulle a far crescere dei semi particolarmente ostici e mette a loro disposizione un gattobus a d20 zampe (unico vero tocco di classe in tutto il film) quando ne hanno bisogno. Difatti, un bel giorno Mei decide di scappare per andare a trovare la madre malata in ospedale. Il finimondo; tutti a cercare questa disgraziata incosciente. Infine le due sorelline, ricongiuntesi in relativamente breve tempo (vi lascio il piacere di scoprire come, visto che è l'unica parte del film che abbia un minimo di senso) vanno a lasciare un regalo alla madre (seppur "in incognito", scelta di regia che sfugge alla mia comprensione).

Totoro sembra un gigante buono uscito da una favola per bambini. E infatti, io stessa ho pensato che fosse nato dalla fantasia di Mei e Satsuki: la mia teoria era sostenuta dal fatto che le due avessero incontrato questo coniglio/orso/comelovoletechiamare, mentre il padre no. Questo avrebbe dato un notevole senso al film: un mondo di fantasia innocente e colorato, puro come solo i bambini sanno e dovrebbero essere.
La mia ipotesi è stata brutalmente smontata dalle scene finali dell'opera, in cui risulta chiaro ed inequivocabile che Totoro è tangibile, esattamente come il curioso mezzo di trasporto felino che usa per muoversi (anche se questi sembrerebbe essere invisibile agli altri).
Anche il tema ambientale, ammesso e non concesso di volerlo trovare, è estremamente carente.
Il finale è piatto: niente colpi di scena, niente gioia estrema né lacrime amare. Senza infamia e senza lode, in perfetta linea con il resto del film.
La scena più famosa.

Tirando le somme, "Il mio vicino Totoro" è un film terribilmente noioso, bel lontano dal livello del tanto decantato genio dell'animazione giapponese. L'unica nota di merito va alla parte tecnica del'opera: i disegni sono semplici e puliti, molto gradevoli, e le animazioni molto fluide. Questo pregio, peraltro non da poco, viene tristemente controbilanciato dalla colonna sonora: mi sanguinavano le orecchie a sentire quella terrificante sigla finale (e ve lo dice una che apprezza il death metal, eh), che peraltro mi è rimasta in testa per due giorni interi. Insomma, ho sofferto.

Se avete intenzione di fare conoscenza con le opere di Miyazaki, guardatevi qualcos'altro. Ponyo sulla scogliera ad esempio, o qualunque altra cosa. Tutto, ma non Totoro.

Xenya

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