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venerdì 14 marzo 2014

Hearhstone, la beta eterna


Salve giocatori di ogni sorta, oggi scrivo incavolato su Hearthstone, il nuovo gioco strategico di carte online della Blizzard.
Premessa: ogni volta che la Blizzard tira fuori un gioco, la gente sta con la bava alla bocca aspettando rivoluzioni del mondo gamer, dato che non c'è bisogno di ricordare (spero) che la Blizzard ha partorito giochi del successo di Diablo, Starcraft e Warcraft....
Per mesi sono montate aspettative per questo nuovo gioco, pensando potesse essere la rivelazione dell'anno, in realtà ha due enormi difetti: 1) è di una banalità strategica non indifferente, 2) è in beta tipo da Agosto e ancora non si vede una versione definitiva del gioco.

Deck building:

Andiamo per gradi: il richiamo è all'ambientazione di Azeroth, con le varie creature che abitano il mondo di Warcraft e le regole sono molto semplici:
Ci sono 9 eroi da scegliere, una per ogni tipologia di mazzo,
Jaina -> mago
Malfurion -> druido
Garrosh -> guerriero
Anduin -> sacerdote
Uther -> paladino
Gul'Dan -> stregone
Valeera -> ladro
Rexxar -> cacciatore
Thrall -> sciamano

Una volta scelto l'eroe, ci si costruisce il mazzo da 30 carte sopra, sceglibili tra una prima pool di carte generiche che vanno bene per tutti gli eroi, e una seconda pool di carte specifiche usabili solo a seconda dell'eroe. Ogni eroe ha inoltre un potere specifico che personalizza ulteriormente la scelta del proprio mazzo.

Regole:

Si parte con l'eroe in campo, che ha 30 punti vita, si fa un testa o croce per vedere chi inizia e si può scartare dalla mano iniziale le carte che non ci piacciono per pescarne altrettante; chi inizia pesca 3 carte più la quarta di mano,  il secondo giocatore parte con 4 carte più una quinta che è un cristallo che dà 1 mana usa e getta, arrivando a 6 con la carta pescata.
A ogni proprio turno, partendo da 0, si genera 1 cristallo di mana usabile nel turno stesso; questo vuol dire che avremo 1 cristallo al primo turno, 2 al secondo, 3 al terzo e cosi via fino a dieci cristalli di massimo. Quando si usa un cristallo del mana, questo viene "scaricato" e non potrà essere usato nuovamente fino al possimo round.
A che servono i cristalli? ovviamente ogni carta ha un costo proporzionale alla sua forza, da pagare in cristalli.

Tipologie di carte:

Ci sono:
  • Carte creatura, che hanno una riserva di punti ferita, un valore di attacco e vari poteri specifici descritti nella carta stessa.
  • Carte magia, che hanno un utilizzo "usa e getta", tipo : "pesca 2 carte" oppure "infliggi X danni"
  • Carte equipaggiamento, che danno bonus direttamente all' eroe, solitamente la possibilità a sua volta di attaccare come fosse una creatura evocata.

Come si vince:

Semplice, si vince portando a 0 la vita dell'eroe avversario.

Modalità di gioco:

Ci sono tre modi di giocare a Hearthstone:

  1. Allenamento, ovvero si gioca contro un bot del gioco, stupido come pochi.
  2. Sfida (a punti o senza punti,) che è un 1 vs 1 con altri giocatori.
    Nella sfida a punti ci sono 25 livelli di rank, a seconda del numero di vittorie che si riesce a ottenere si sale in questa graduatoria.
  3. Arena, (forse l'unica modalità un poco più dinamica) dove ci dobbiamo costruire un mazzo improvvisato con una serie di scelte ripetute, ovvero: per 30 volte si deve scegliere tra 3 carte casuali per costruire il proprio mazzo e dopo fare una serie di scontri contro altri giocatori in arena.
    Queste arene durano fino a che non si perde 3 partite, oppure finchè non se ne vince 9. Più Si vince e più le ricompense saranno alte.

Free to play:

La cosa migliore che è venuta fuori è che questo gioco è gratis, i soldi veri possono servire a comprare buste, ma non c'è nulla che non possa essere comprato con i materiali di gioco.

Ricompense:

Quando si finisce un'arena, si guadagnano varie cose: buste con dentro carte casuali, polvere di cristalli, con la quale si possono costruire le carte specifiche, denaro.
Il denaro si prende anche con le quest che ogni giorno vengono generate dal gioco, per esempio: vinci 2 partite con il mazzo stregone per 40 denari, oppure vinci 7 partite per 60 denari.
Ma che ce ne facciamo del denaro? Eh, il denaro si usa o per comprare buste (100g per 1 busta) oppure per entrare in arena (150g).

Conclusioni:

Premetto che secondo me Hearhstone è stato fatto per far ri-giocare persone a World of Warcraft, ma a parte ciò come gioco è davvero banale, le meccaniche di gioco estremamente semplicistiche e mancano per ora molte carte per creare combinazioni più particolari. Una pool di carte generiche sono più forti e tutti usano quelle alla fine.
Altro lato negativo è il non avere reali cose da fare, uno fa quest per accumulare soldi per fare arene che a loro volta danno soldi per fare altre arene e carte da usare nel formato Sfida. Di conseguenza, nonostante le partite siano brevi, diventa presto un gioco noioso e piatto.

Buongioco ^^

-Imrik-




mercoledì 12 marzo 2014

CUSPlay Pisa - Un'avventura lunga un weekend (Parte 2)

E' domenica. La nostra avventura riparte come il giorno precedente (varie disavventure col bancomat a parte... ma questa è un'altra storia).
Anche oggi impieghiamo tutta la mattinata a fare foto e a girellare per gli stand. Dopo pranzo (oggi ramen anche per me... evvai!), inizia uno dei due eventi domenicali...

Eustass Kidd - One Piece.
Il cosplay contest
Io e un amico ci sediamo in un angolo e aspettiamo l'inizio dell'evento. Già abbiamo dei dubbi: quest'anno le iscrizioni sono state prese solo online, quindi chi era venuto ignaro di ciò non ha potuto partecipare. Capirei farle ANCHE online, ma SOLAMENTE è un altro paio di maniche: molti non lo sapevano e hanno dovuto rinunciare a partecipare, e per questo gli iscritti erano davvero pochi. E gli scherzoni non sono finiti qui!
Primo problema tecnico: un ragazzo deve confermare l'iscrizione. Secondo problema tecnico: la traccia audio del gruppo di One Piece non è pervenuta, e se i ragazzi non si sbrigheranno a portarla verranno cancellati dal contest. Cancellati?! Già avete pochi partecipanti, eliminare qualcuno solo per mancanza di una traccia audio è davvero assurdo. Fortunatamente i ragazzi arrivano per un pelo e tutto si risolve. Si aprano le danze!
Prima partecipano i singoli: prima le donne, poi gli uomini (non ho ben capito il perché di questa scelta. Festa della donna? Cavalleria? Nessuno lo sa). Si esibiscono tutti, alcuni con scene davvero degne di nota, e il pubblico elegge i vincitori fra coloro che hanno gareggiato in singolo tramite standing ovation. Che razza di metodo è, far vincere qualcuno a suon di applausi? Sarà forse dovuto al lieve ritardo del contest, che avrebbe potuto intralciare l'evento successivo? Anche questo rimane un mistero.
Dopo i singoli si esibiscono le coppie e, infine, i gruppi. Stavolta i premi sono scelti direttamente dalla giuria, e assegnati da personaggi abbastanza conosciuti nel panorama cosplay italiano: Marta Pecchia vestita da Lara Croft, Leon Chiro nei panni di Dante da Devil May Cry e ultimo, ma non certo per importanza, Alex Gaiati, il nostro Goku nazionale, a cui è dedicata la pagina Facebook Living Son Goku (cliccate -->QUI per godervi la sua immensa figaggine e verosimiglianza!). Le coppie sono state molto brave, mentre i gruppi hanno lasciato un po' a desiderare.
Comunque la pensi io, questa è la lista dei premiati (ovviamente non scriverò il loro nome vero, ma solo quello dei personaggi):
Miglior femminile: Ursula - La Sirenetta
Miglior maschile: Eustass Kidd - One Piece
Miglior coppia: Coppia di Mass Effect
Miglior gruppo: Gruppo de Il Signore degli Anelli
Premio speciale: Link e Zelda - The legend of Zelda
I miei personali commenti sono questi: le vittorie dei singoli e della coppia sono state davvero meritate, soprattutto il singolo maschile (nonostante io abbia votato per il Cyberman del Doctor Who, interpretato da uno dei cosplayer migliori che conosca, e al quale è stato perfino dedicato un articolo sulla Nazione del 9 marzo. Andatelo a leggere!). Altre scene molto belle sono state quelle di un Link che ha suonato l'Ocarina e di un Akira con tanto di moto, ma anche l'esibizione dei bambini che hanno vinto il premio speciale meritava molto: lui suonava il pianoforte e lei ballava sulle punte. Di gesso. VERE. (Figlia mia, che passione!) Il gruppo de Il Signore degli Anelli è stato forse l'unico a meritare il premio, viste le scene nonsense degli altri, ma la loro esibizione non mi ha comunque convinto più di tanto: alla fine erano solo pose.

Il concerto di Cristina D'Avena
Dopo aver incontrato e salutato varie persone ed esserci fatti fare qualche scatto da gente che di foto ne sa a pacchi, andiamo a sentire la superritardataria Cristina D'Avena. Tralasciamo il fatto che il suo beneamato bodyguard mi abbia maciullato un polpaccio per farla passare oltre una transenna di ferro e procediamo con la storia...
Cristina D'Avena in tutto il suo (giallo) splendore.
Anche qui fornirò una breve spiegazione per chi non sapesse di chi sto parlando: la cantante bolognese, conosciuta per iniziare i suoi concerti con almeno un'ora di ritardo, è la controparte femminile del buon Giorgio Vanni, ovvero colei che ha cantato le sigle degli shoujo di Italia Uno, ma non solo: I Puffi, Denver, Rossana, Mila e Shiro, solo per citarne alcune di questa esibizione, sono tutte "figlie" sue. Ha inoltre cantato diverse canzoni de Lo Zecchino D'Oro. Anche lei, quindi, voce che ha accompagnato la nostra infanzia. Oltre ad esse, l'eroina degli anni '90 si esibisce con Sailor Moon e il cristallo del cuore, Memole dolce Memole, Lady Oscar, Robin Hood, Georgie e Occhi di gatto. Deludente, comunque, il fatto che non canti le sigle nella loro versione completa. Inoltre, pur essendo in clamoroso ritardo, la D'Avena non regge neanche un'ora di concerto, che infatti dura molto meno di quanto mi sarei aspettata.

Sulle note di Occhi di gatto si conclude la nostra avventura.
Nonostante gli intoppi e le notevoli pecche della fiera, devo ammettere che mi sono divertita moltissimo. Ho appena contato le foto, sono circa 350! Non appena rientrerò in possesso del cavetto incriminato avrete quindi una montagna di scatti da vedere! Stay tuned!

-Xenya-

lunedì 10 marzo 2014

CUSPlay Pisa - Un'avventura lunga un weekend

Mi accingo a scrivere questo post con un po' di stanchezza sulle spalle e nulla di commestibile da 2 giorni nello stomaco. Ma non potevo certo abbandonarvi! E quindi mi appresto a narrarvi del Pisa CUSPlay, manifestazione tenutasi al Centro Universitario Sportivo di Pisa (da qui il suo nome). Ma torniamo indietro di un paio di giorni...

Banner del CUSplay.
L'inizio dell'avventura
E' sabato. Imrik mi passa a prendere sotto casa e ci dirigiamo verso il parcheggio degli standisti... che, per la cronaca, non è segnalato. Scendiamo dall'auto, andiamo verso l'ingresso e attendiamo i nostri braccialetti/pass. Per quale motivo Xenya, così avversa ai favoritismi, è entrata gratis come una vip? Primo: avanzava un pass. Secondo: il prezzo del biglietto quest'anno era veramente mostruoso per una fiera secondaria. Per inciso: 10 € un giorno, 15 € l'abbonamento per 2 giorni, 8 € se entri in cosplay.
Passato questo ostacolo, mi siedo allo stand del Tetrakis (la ludoteca di Pisa dove lavora Imrik) e provo qualche gioco da tavolo con un paio di standisti. Nel frattempo, c'è un tipo che fa le riprese a tutto quello che vede (noi giocatori inclusi... se vedete due persone strane che muovono delle pedine, siamo noi!).
Poiché stavo aspettando due amici e gli espositori avevano da fare, ho fatto un giretto da sola per gli stand, e ne sono rimasta impressionata. Per essere una fiera piccola, i banchi erano tanti e molto ben forniti, oltre ad essere molto vari per accontentare tutti i gusti. Oltre ai classici manga, action figure e abbigliamento alternativo, ho trovato un banchetto dedicato a oggetti tradizionali giapponesi e una ragazza che vendeva strumenti appositi per disegnare manga. Ho sottovalutato tantissimo questa fiera, mettendomi a disposizione un budget ridotto: in una sola mezz'ora avevo già adocchiato almeno una decina di oggetti che volevo tantissimo e non ho potuto acquistare. Molto carina anche l'idea della lotteria a 1 €: spendendo questa cifra, a seconda del colore del tuo biglietto, potevi vincere un manga, una spilla, gadget vari e perfino un Nintendo 3DS (sì, qualcuno se l'è portato a casa al prezzo di 1 €, ma quel qualcuno non sono io e quindi gli auguro una dissenteria fulminante).
Altre ottime idee sono state l'idea del contest fotografico, in cui si poteva votare scrivendo il numero della foto corrispondente sul biglietto, e quello di disegno.

Backstage
Nel frattempo, arrivano i due amici di cui sopra e andiamo tutti insieme a cambiarci nei camerini. Vorrei sottolineare il tutti insieme: non c'è nessuna indicazione su quale sia il minuscolo tendone in cui sarebbe consono entrassero solo esseri vagino-muniti. A me non mette particolarmente in imbarazzo cambiarmi di fronte a qualcuno del sesso opposto, ma sono ben conscia del fatto che non tutti la pensano come me. I due spazi erano sì separati da una tenda, ma nessuno mi ha detto in quale sarei dovuta entrare!
Ma insomma, riprendiamo la storia! Usciamo dai claustrofobici camerini, tutti e 3 in cosplay, e facciamo un giro per gli stand e qualche foto ai pochi cosplayer che ci sono. E adesso?
E adesso andiamo fuori. Fa un caldo mortale e la giornata è splendida, quindi ci dedichiamo a qualche fotoset fra di noi, in pura amicizia e divertimento. La location scelta è un prato vicino alla Thousand Sunny, celeberrima barca dell'altrettanto conosciuto One Piece, che qualche fan ha pazientemente assemblato e portato in fiera. Gente abbastanza matta da avere la mia stima.
Ma fare le foto ci ha fatto venire fame! Accompagno gli altri due a prendere un po' di ramen e ci sediamo a mangiare. Dopodiché facciamo il solito giro per gli stand e tutto quello che fanno le persone che vanno a una fiera: rompere gli zebedei agli standisti chiedendo il prezzo di qualunque cosa e divertirsi come pazzi.

Il concerto di Giorgio Vanni
Giorgio Vanni - immagine di repertorio.
In realtà, c'è solo una cosa che stiamo aspettando fomentati all'inverosimile: il concerto del mitico Giorgio Vanni! Per i pochi che non lo sapessero (siete delle brutte persone, sappiatelo), questo simpatico personaggio è colui che canta tutte le sigle italiane degli shounen trasmessi su Italia 1, fra cui Pokémon, Beyblade e I maledetti scarafaggi, ed è quindi molto conosciuto dai nostalgici ragazzi degli anni '90. Ci scaraventiamo (solo con questa parola può essere adeguatamente espressa la nostra foga) sotto al palco, proprio accanto alla cassa, e cantiamo a squarciagola le canzoni che hanno accompagnato la nostra infanzia: oltre alle tre che ho già citato, la scaletta comprendeva pezzi notevoli come Daitarn 3, Jeeg robot d'acciaio, He-man, Il detective Conan, Dragonball, L'Uomo Tigre, Yu-Gi-Oh e L'incorreggibile Lupin. C'è chi balla, chi canta, chi omaggia Giorgio tenendo in mano le cose più disparate: spade laser, pugni, Pokéball nel mio caso, qualunque cosa per far sentire la propria presenza. Nota di forte demerito, però, all'ormai collaudato remix di Max Longhi: cosa c'entra la musica commerciale con Oltre i cieli dell'avventura?! Se avessi voluto sentire qualcosa del genere, sarei andata in discoteca e non sotto a un palco dedicato all'amore profondo e alla nostalgia per gli anime che guardavo da piccola. La mia personalissima idea è che sia una strategia per far riprendere fiato a Giorgio, però questo non giustifica certo la delusione di noi fan. A parte questo, il concerto è proceduto senza intoppi di alcun genere: Giorgio, noto per sbagliare le parole delle sigle da lui stesso cantate, questa volta ha azzeccato gli anni di Naruto e tutte le parole di Yu-Gi-Oh. Comunque, è sempre un'emozione unica vederlo dal vivo: ha un'energia e un contatto col pubblico davvero strabilianti. E già che ci siamo fatti venire un polipo alle corde vocali con le sue canzoni, perché non chiedere al nostro beniamino un autografo e una foto? Giorgio ci accoglie con un gran sorriso e il fiatone: mi è sembrato davvero una persona carina e alla mano, oltre che particolarmente affezionato al suo pubblico.

Extra
Mentre facciamo la fila per incontrare Vanni, c'è uno spettacolo di danza per omaggiare Lindsey Stirling, artista emergente americana nota per la sua abilità nel suonare il violino e ballare contemporaneamente. A questo evento è correlata anche una lotteria gratuita in cui si possono vincere i suoi CD e un mousepad (abbiamo provato a partecipare per conto di un amico, ma la fortuna ci è evidentemente avversa!). Un intermezzo carino, molto brave le ragazze, ma come commenta qualcuno in fila davanti a me: "Queste, dopo Giorgio Vanni, cosa sperano di ottenere?". E' sì un bello spettacolo, io stessa apprezzo la Stirling, ma non lo trovo molto inerente a una fiera del fumetto. Questo intermezzo però mi dà modo di osservare le foto partecipanti al concorso fotografico: tutte bellissime, davvero di primo livello!

MIWA - altra immagine di repertorio.

MIWA e i suoi componenti

Ma gli spettacoli non sono finiti qui! Dopo aver cenato, conosciuto gente e salutato persone incontrate per caso, e dopo essere stati cacciati a viva forza dall'area commerciale che stava per chiudere, siamo tornati sotto al palco, stavolta a sentire i MIWA e i suoi componenti (solo MIWA pe gli amici). Le mie orecchie sono mai andate per la loro strada e sopra al pubblico volano due palloni con cui giocare: e allora fiondiamoci sotto al palco... di nuovo! L'esibizione è kitsch come al loro solito: di parolacce ne hanno a non finire, sia da sparare sul pubblico che da infilare nelle canzoni (i MIWA sono conosciuti soprattutto per le loro parodie delle sigle di vari cartoni). Per non parlare dei coriandoli sparati sul pubblico in maniera casuale durante le esibizioni, o delle bolle di sapone che sono ricadute sugli spettatori. Ma in fondo non è per questo che tutti li seguono? Il trash è proprio il punto di forza del gruppo, e difatti l'hanno usato alla perfezione come al loro solito. Il repertorio comprende, oltre a varie sigle già sentite nel pomeriggio, alcune chicche di simpatia come Gotta kill 'em all, parodia della sigla dei Pokémon, e Heidi troia (non me ne vogliate... si chiama proprio così!). Splendido il finale sulle note di Ken il Guerriero, e complimenti a questi quattro squinternati in maschera per averci fatto cantare, ridere e perfino pogare!

Fine (?)

Dopo il concerto, i miei polipi alle corde vocali si sono ormai evoluti in frittura di mare e le mie orecchie mi hanno salutato definitivamente. E mi sono pure beccata il raffreddore a forza di passare dall'area stand a quella spettacoli. Tutto questo avrà fermato la vostra Xenya? Scopritelo nella prossima puntata di CUSPlay Pisa - Un'avventura lunga un weekend!

-Xenya-

PS: Le immagini sono prese da Internet, perché ho dimenticato il cavetto della macchina fotografica a casa, ergo dovrete aspettare un po' prima di avere le foto. Ma non temete! Ne ho fatte una carrellata e mezzo e nel weekend le troverete sul blog!

sabato 8 marzo 2014

Kill la kill - Impressioni a tiepido

Ho un profondo rigetto per anime e manga mainstream. Non è né per pregiudizio né per fare la hipster; di solito è semplicemente una cosa automatica: tutti parlano bene di quell'anime, lo guardo, non mi piace. E' successo così con Naruto e anche con One Piece (scusate, ma i disegni di Oda non riesco proprio a mandarli giù!).
Ryuuko (s)vestita da Senketsu.
E la prima impressione che mi ha fatto Kill la kill non è un'eccezione: dopo i primi 3 episodi avevo una gran voglia di flippare il Macinstosh giù per le scale. Per tutta la durata di questi episodi sono rimasta a farmi una domanda fondamentale: ma questa cosa ce l'ha una trama o sono solo tizie che combattono con le natiche al vento? Per non parlare dei disegni, decisamente grossolani. Ma chi non l'ha visto non può sapere di cosa sto parlando; dunque, procediamo con ordine.

Il liceo Honnouji è una vera e propria città con il suo sistema governativo. A seconda del tuo livello all'interno della scuola, avrai un migliore o peggiore tenore di vita. Se sei particolarmente forte, indosserai un'Ultradivisa, ovvero un abito composto in parte da fibre speciali (Biofibre) in grado di darti molti poteri, la cui potenza può variare da una a tre stelle. A capo di tutto questo c'è la prepotente Satsuki Kiryuin, che ci viene presentata come la classica snob di turno abituata a guardare tutti dall'alto in basso.
In questo paradossale liceo arriva una nuova studentessa: Ryuuko Matoi. Possiede la metà di una spada a forma di forbice, che sarà (dice lei) la chiave per trovare l'assassino di suo padre, poiché il suddetto assassino ne possiede l'altra metà. Questa simpaticona con i capelli bicolor, convinta che Satsuki sia l'artefice dell'omicidio o che comunque ne sappia qualcosa, la sfida apertamente. In tutto questo trambusto, e stiamo parlando solo dei primi episodi, Matoi viene in possesso di una divisa in grado di comunicare con lei e ragionare autonomamente: un kamui (o abito sacro, se preferite), composto al 100 % di Biofibre e quindi particolarmente potente. Ed essendo in grado di pensare, perché non dargli un nome? Matoi dà alla sua divisa il nome di Senketsu, ovvero sangue fresco. Ma, ovviamente, Satsuki non se ne poteva stare con le mani in mano a vedere all'opera la nostra teppista pluritinta: e infatti, anche lei indosserà un candido kamui dal nome Junketsu (purezza).
Satsuki e il... supporto di Junketsu.
Fin qui la trama potrebbe sembrare non avere alcun senso logico: e di fatto, non ne ha. Kill la kill si presenta come un anime demenziale, composto di combattimenti fra una tizia mezza nuda (quando Senketsu si risveglia lascia tutte le grazie di Ryuuko al vento, e così l'altro abito sacro) e avversari di volta in volta più buffi e assurdi. La battaglia si apre quando Satsuki scaglia contro la sua avversaria i vari capi dei club scolastici, dando vita a combattimenti più che esilaranti in cui, a causa delle animazioni, non si capisce un ricco accidenti. Il fanservice è talmente presente ed evidente che mi ha fatto rizzare i capelli dallo sgomento (e non è che ne abbia pochi, anzi...).

Beh, detta così potrebbe sembrare una recensione strana e frettolosa. Ebbene, Kill la kill è proprio così: strano e frettoloso. Le cose semplicemente ACCADONO, senza una spiegazione o un filo logico. Almeno finché non si va avanti con gli episodi...
Difatti, dagli episodi intorno al 6 in poi ci viene fornita qualche spiegazione in più, e più avanti scopriremo anche perché Senketsu è stato creato e da chi.
Eh sì, proprio non mi piace droppare gli anime. Imperterrita, sono andata avanti con questa non-storia: del resto, se la gente ne è entusiasta un motivo ci sarà. E ho fatto bene, visto che l'anime riserva dei colpi di scena davvero degni di nota. Rimarrò nel vago per non fare spoiler a chi lo vuole vedere, ma va fatta una menzione d'onore a questo fatto: l'anime si imposta su una linea per un certo numero di episodi, e ti farà intendere che i fatti si evolveranno in un certo modo. Passati questi episodi, viene inserito un fattore che sconvolge completamente non solo l'andamento della storia, ma
anche te, povero scemo che lo stai guardando, che passi il tempo della sigla finale a raccattarti mascella caduta sulla tastiera del pc. Già tre sono stati gli episodi che mi hanno scioccata completamente: quello in cui appare la Grand Couturier (Gran Sarta per i non francofoni) Nui Harime e gli episodi 17 e 18, ultimi attualmente visionati, che riservano alcuni dei colpi di scena più succosi e sconvolgenti che io abbia mai visto in un anime.

Harime Nui... kawaii! (Ah sì, quello è sangue).
L'opera oscilla fra episodi ricchi di battaglie all'ultimo sangue e altri di pura e semplice demenzialità, come quelli della Gita di Invasione, per poi tornare più seria con i già menzionati colpi di scena e, di nuovo, sconfinare in dialoghi e situazioni ai limiti del paradossale.
Oltre a questo, gli strani personaggi (sia principali che secondari) sono tutti molto ben caratterizzati e molto coerenti con se stessi. Anzi, potrei dire che, Ryuuko e Satsuki a parte, li ho apprezzati tutti moltissimo nonostante siano estremamente diversi l'uno dall'altro.

Vale la pena di seguirlo? Sembrerebbe proprio di sì. In ogni caso, non mi sbilancerò a dare un giudizio definitivo fino a che non avrò visto tutto l'anime (e temo che ci vorrà un po', visto che è attualmente in corso nella terra del Sol Levante). Dunque: le mie impressioni a caldo sono state terribili, quelle a freddo non posso darle prima di aver completato la visione. A "tiepido" le mie idee sull'anime sono queste. E spero vivamente che la mia opinione, stavolta, non cambi di una virgola.

-Xenya-

giovedì 6 marzo 2014

E' COLPA VOSTRA SE NON SONO POPOLARE!

Raro momento di tranquillità di Tomoko.
Buonasera signore e signori! In febbricitante attesa del Pisa CUSplay, per ingannare il tempo fra questa fiera e per distrarmi dai miei impegni universitari, posto una mia recensione di un anime abbastanza conosciuto, più qualche aggiunta scritta sul momento. Potete trovarla anche QUI.

Ho deciso di seguire questo anime incuriosita dalla sua popolarità. "WataMote!", anime di 12 episodi dall'impronunciabile titolo esteso, parla di una neoliceale alle prese con la sua voglia di popolarità: per raggiungerla, la nostra Tomoko Kuroki se ne inventerà di tutti i colori, sfociando però sempre negli stereotipi dei dating sim a lei tanto cari. E nonostante ciò, si ostina ad incolpare gli altri dei suoi imbarazzanti insuccessi (da qui il titolo esteso, che significa pressappoco "E' colpa vostra se non sono popolare!").
Sono rimasta parzialmente delusa da questo anime, visti tutti i pareri estremamente positivi che vi girano intorno. Le gag create dal comportamento pressoché sociopatico della nostra anti-eroina non sempre sortiscono l'effetto desiderato: alcune le ho trovate davvero forzate e prive di senso; altre invece sono a mio avviso molto azzeccate. Anche le scene più "toccanti", come la fine dell'episodio 2, mi sono piaciute parecchio.

La grafica, per quanto non sia proprio nelle mie corde, si adatta all'atmosfera dell'anime, anche se a volte ho notato uno sperimentalismo grafico leggermente disturbante. Per fortuna si tratta di casi sporadici, nel complesso la trovo piuttosto gradevole. Inoltre, va fatta una precisazione: talvolta, questo sperimentalismo è dato anche da moltissimi riferimenti, citazioni ad altri anime, manga e videogiochi. Per coglierli tutti, ed ammetto che io stessa non ce l'ho fatta, dovete avere già un minimo di esperienza nel panorama otaku: se avete voglia di addentrarvi in questo mondo per la prima volta, vi sconsiglio caldamente di guardare WataMote! come primo anime!
Trovo molto azzeccata anche la colonna sonora, perfino la prima ending (che all'inizio trovavo davvero insopportabile) ha cominciato a farmi canticchiare dopo una manciata di episodi.

Tomoko in tutta la sua prorompente allegria.
Credo che la fortuna di questo anime sia dovuto alla protagonista che, forse aiutata dall'assenza quasi totale di personaggi secondari, "fa simpatia" proprio per il suo essere tonta ai limiti dell'inverosimile, scatenando empatia e tenerezza in chi la guarda in azione. Il suo successo è dovuto anche ad unaltro fattore-chiave: è un anime che ha gli otaku giapponesi come target di riferimento, una sorta di incoraggiamento per la loro rivalsa nella società. Bisogna infatti ricordare che, nonostante tanti italiani si dichiarino otaku con orgoglio, in Giappone questo appellativo non ha niente di lusinghiero!
Altra nota di merito: essendo Tomoko l'unico personaggio principale aveva bisogno di una caratterizzazione particolarmente elaborata: esperimento riuscitissimo anche grazie alla doppiatrice, che ha fatto un lavoro a dir poco eccezionale, adattando perfettamente la voce alle situazioni e alle conseguenti reazioni di Tomoko.

Sicuramente non un capolavoro, ma nel complesso estremamente godibile. 

-Xenya-

Prossimamente su L'Antro dei Geek: Recensione Pisa CUSPlay, impressioni "a tiepido" su Kill la kill, DOTA e una carrellata di foto! Non perdeveli!

lunedì 3 marzo 2014

NON SI E' MAI TROPPO VECCHI PER CARNEVALE!

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Photo Gallery by QuickGallery.com

Per quanto io non approvi al 100 % l'idea di mischiare il Carnevale col cosplay vero e proprio, vi voglio comunque parlare di questo evento tenutosi al Comix Cafè, la fumetteria di Grosseto, in data 1 marzo.

Che dire? In questa nuvolosa giornata, questo tripudio di colori è stato davvero benefico! Certo, lo spazio era quel che era (la sfilata si è tenuta dentro il locale a causa del maltempo), ma a parte questo piccolo dettaglio è andato tutto per il meglio!
L'atmosfera cordiale del personale e l'alta qualità della giuria della sfilata cosplay (e maschere) hanno reso molto migliore una giornata partita davvero male. I coriandoli sparati dai tubetti alla vincitrice e quelli"standard" tirati da un camion usato a mò di carro sono stati dei veri tocchi di classe.
La vostra Xenya, armata di fida Fujifilm, ha documentato tutta la giornata: sfogliate e godetevi la gallery che trovate all'inizio di questo post!

-Xenya-

sabato 1 marzo 2014

MICE & MYSTICS


Mice & mystics

M&M è un gioco collaborativo strategico di grande interesse, divertente sia per un pubblico adulto che per una compagnia di tipo familiare, tipo genitori e figli.


Ambientazione:

Una strega cattiva fa un maleficio al re di un castello incantato, ma il mago di corte, per cercare di risolvere la situazione trasforma i protagonisti in topolini. Gli eventi precipitano quando anche la strega trasforma le sue guardie in ratti e li manda a inseguire il gruppino di eroi, che dovrà districarsi in un dedalo di cunicoli e stanze, fino ad arrivare alla camera finale.

Sistema di gioco:

Come detto è un collaborativo, dove ogni giocatore sceglie un topino e assieme agli altri esplora una mappa ben disegnata, ricca di opzioni, trabocchetti, bivi e continue scelte tattiche. Il gruppo sarà coinvolto in continui scontri con ragni, millepiedi, ratti e di tutto di più, la capacità strategica sarà messa a dura prova e dalla miriade di scelte da fare, mentre si dovrà fare i conti con il feroce gatto del castello….
Ci sono 11 scenari da concludere prima di finire la storia, che continua partita dopo partita, con la possibilità i tenersi alcuni oggetti e l’esperienza dalla missione precedente.
Detto così potrebbe sembrare un gioco quasi per bambini, ma l’ambientazione originale ed estremamente benfatta coinvolgerà anche i giocatori più “seri”, in quanto la forte componente strategica su che strada prendere e che equipaggiamenti scegliere li farà sentire gratificati alla risoluzione degli scontri.

Conclusione: 

Uno potrebbe obiettare che una volta finite le 11 avventure nella scatola base, il gioco termina, ma non è vero: è stata aggiunta un’espansione (heart of Glorm) che aggiunge un altro libro di avventure e due personaggi ulteriori; inoltre domando: quanti di voi hanno giocato un gioco più di 11 volte con lo stesso gruppo di persone?
L’unico difetto che ho trovato è il forte limite a giocare con 4 personaggi, le avventure son pensate per 4, non per 3 o 5. Se siete 3 dovete giocare col morto, se siete 5 uno resta fuori o al limite tiene il controllo degli eventi fungendo da narratore; per il resto lo trovo sinceramente un bel gioco.
Buon gioco ^^

-Imrik-